Realtà Virtuale e Giornalismo


Sabato mattina ho assistito nella sede RAI di Torino alla videoconferenza, intitolata “The Virtue of Virtual Reality. Immersive media & the future of journalism“. La conferenza è stata ospitata all’interno della 68° edizione del Prix Italia, che quest’anno si è tenuto a Lampedusa e ha affrontato il tema del migranti. I relatori sono stati sia giornalisti, sia persone che lavorano con la Realtà Virtuale e con i video di mestiere: Fredo De Smet, collaboratore Sandbox VRT; Ville
Juutilainen, giornalista Plus Desk YLE; Mounir Krichane, Project Manager RTS; Peter Boyd Maclean regista per BBC Research & Development/BBC NewLabs: 360 Storytelling; Koen Meyskens, responsabile innovazione Sandbox VRT; Linda RathWiggins,CEO VRagments; Wilfried Runde, responsabile progetti innovativi DW; Marta Soszynska, MSF Filmmaker; ZillahWatson, caporedattore BBC R&D.

La conferenza

Durante la conferenza, è stato analizzato cosa significa realizzare un reportage giornalistico in realtà virtuale, ed è stato anche affrontato il tema dell’empatia e della verità nella narrazione. È giusto far vivere alle persone, anche se in maniera virtuale, le sensazioni vissute da chi era interrogato dalla STASI? Quanto viene raccontato nelle ricostruzioni in realtà virtuale, è davvero ciò che è successo o è la versione costruita a tavolino da chi realizza il video? L’operazione di montaggio di un video falsa il racconto giornalistico che ha dato il via all’operazione?

Questi temi, che sono da sempre alla base di un buon lavoro giornalistico, diventano sempre più cruciali se l’obiettivo è portare il fruitore letteralmente dentro la notizia, facendo vivere in prima persona, ad esempio, cosa vive una famiglia di profughi siriani

Le mie impressioni

La Realtà Virtuale è uno degli argomenti di cui si parla ciclicamente, nella speranza di attualizzarla e di portarla finalmente in tutte le case. Come confermato anche dai relatori, siamo solo agli esordi di questa tecnologia, e quindi coinvolge, al momento, solo coloro che sono definiti early adopter. Grazie a Pokémon Go, che ha sfruttato la tecnologia sorella della Realtà Aumentata, abbiamo avuto l’impressione che questo passo fosse finalmente stato fatto, ma, secondo me non è ancora così.

Personalmente ritengo che la Realtà Virtuale potrà avere grandi sviluppi tecnologici e un’ottima diffusione nel reparto videoludico e in quello formativo-istruttivo, ma difficilmente, nella vita quotidiana. Nel quotidiano prenderà piede la Realtà Aumentata, che ci consentirà di interagire con il mondo fisico mentre nello stesso momento stiamo seguendo le notizie su un visore. Poter entrare nei grandi reportage, vivere ciò che vivono le persone è sicuramente emozionante e bello, ma per farne esperienza in modo completo dobbiamo isolarci dal mondo fisico. In un mondo sempre più interconnesso come quello attuale, non vedo una grande diffusione della Realtà Virtuale al di fuori dei campi che ho citato prima. La Realtà Aumentata ha solo due limiti: la nostra abilità nello sviluppo della tecnologia stessa e la nostra fantasia nel suo utilizzo.

About Alberto Treleani

Laureato in Storia Medievale, ho frequentato un master in Economia, Management, Valorizzazione e Promozione del Turismo. Seguo con interesse il mondo dei social network. Amo molto la fotografia e il buon cibo, ma non amo fare foto al cibo.
Se ti è piaciuto l'articolo, condividilo.... Share on Facebook4Tweet about this on TwitterShare on Google+1Share on LinkedIn1Email this to someonePrint this page

Rispondi