Umberto Eco, la semiotica e Internet


Umberto Eco, professore di semioticaIl 19 febbraio 2016 è mancato Umberto Eco, letterato, umanista e semiologo di fama internazionale. Quale impatto hanno avuto e avranno le sue ricerche nel mondo della comunicazione? Per scoprirlo ho chiesto a Giovanni Vitale, che dice di sé “mi occupo da sempre di comunicazione, sociale e commerciale; da anni sto nel socialNet, chiacchierando più che altro di tali cose”, cosa ne pensasse.

Quanto ha influito Eco e il suo insegnamento nel tuo lavoro?

Molto. Mi iscrissi al DAMS proprio per poter seguire il suo insegnamento. Avevo già letto i suoi libri capendone piuttosto poco. Ho così potuto comprendere meglio e approfondire le sue teorie. Eco è stato il primo in Italia ad affrontare la comunicazione su basi scientifiche e a livello accademico.

Il tuo lavoro segue ancora le basi scientifiche ricevute all’epoca o nel tempo hai cambiato qualcosa?

Credo di aver introiettato profondamente il suo metodo: rigore sistematico, ricerca e verifica delle fonti originali, proposta personale nei risultati.

La creatività, dote necessaria di una persona che lavora nell’ambiente della comunicazione, come si integra in questo sistema scientifico?

Non credo ci sia una ricetta per la creatività, è qualcosa che appartiene al talento personale. Ma se è avulsa dal metodo, in genere, produce molto poco e piuttosto occasionalmente. Insomma non si riesce ad impostarci una carriera professionale.

Quanto la celebre frase sul fatto che i social media hanno dato la parola a legioni di imbecilli rispecchia a tuo avviso il reale pensiero del Professor Eco?

Ma non è “il pensiero di Eco”, è la realtà! Non vuol dire che I social PRODUCONO masse di imbecilli, semplicemente che rendono pubbliche masse di sciocchezze, talvolta anche di persone solitamente intelligenti, che sono coinvolte in discussioni per le quali non hanno alcuna preparazione e che in contesti tradizionali ne sarebbero state lontane per via dei tanti protocolli sociali all’uopo deputati.
Tali protocolli sono ancora di là da venire negli ambienti social ma, personalmente, non dubito che si formeranno. Contrariamente al Professor Eco, che credo li frequentasse molto poco, io di fatto nel socialWeb ci vivo gran parte della mia vita, non posso non essere ottimista!

I suoi studi sulla semiotica possono influenzare i social media e il web marketing in genere? In che modo, secondo te?

Senza dubbio la semiotica è la disciplina più versata all’analisi dei fenomeni mediali, per gran parte dei loro aspetti. Le ricerche di Eco segnano alcuni punti fondamentali della disciplina a livello mondiale. Proiettarne la sintesi sulle procedure lavorative, a parte tanta roba già pubblicata in merito, direi che è qualcosa in progress e che continuerà ancora nel tempo, per molto tempo.

Il fatto che Google, il più noto e diffuso motore di ricerca, si stia sempre più orientando verso una maggiore conoscenza semiotica dei contenuti, può contribuire a questo processo?

Certamente, ma anche altro! Attenzione però, con semantica in informatica si intende, tradizionalmente, qualcosa di diverso che in linguistica e in semiotica. Colmare tale divario è la scommessa di questi nostri tempi. Big data, disponibilità generalizzata alla condivisione di dati personali, potenza di calcolo ed investimenti di risorse nemmeno immaginabili fino a non molto tempo fa stanno riducendo i margini della differenza. Magari riformulandone prerogative e limiti, grazie anche allo sviluppo della semiotica!

Puoi fare qualche esempio, magari dalla tua esperienza diretta?

Un problema tipico della semiotica è (già in Peirce, la cui speculazione è alla base di quella di Eco), l’iconismo, cioè l’analisi funzionale delle immagini. Anche per l’informatica lo è stato, per molto tempo. I progressi algoritmici relativi, però, ora sono sotto gli occhi di tutti. Così come quelli semiotici. Da noi la scuola di comunicazione torinese, ad esempio, ha prodotto importanti risultati proprio di recente e continuano a lavorarci molto proficuamente. Anche sui fenomeni virali si stanno impegnando parecchio.

Per un profano, che risultati sono stati conseguiti?

Beh sono questione piuttosto complesse ma, per semplificare, possiamo dire che l’elaborazione dell’enciclopedia, del ‘senso’, delle immagini diventa via via più formalizzabile e riproducibile. In senso più pratico e diretto ad esempio nell’elaborazione di un logo o di una fanpage, conoscere i meccanismi e le dinamiche di costruzione e strutturazione del senso di un’immagine è qualcosa che contribuisce molto positivamente.

Grazie mille per la disponibilità

About Alberto Treleani

Laureato in Storia Medievale, ho frequentato un master in Economia, Management, Valorizzazione e Promozione del Turismo. Seguo con interesse il mondo dei social network. Amo molto la fotografia e il buon cibo, ma non amo fare foto al cibo.

Se ti è piaciuto l'articolo, condividilo.... Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn1Email this to someonePrint this page

Rispondi